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Ucraina il gelo di Mosca e le pressioni internazionali

Mosca chiude ai compromessi, Kiev lancia l’allarme offensiva e l’Occidente valuta sanzioni e garanzie di sicurezza

Ucraina il gelo di Mosca e le pressioni internazionali

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Asset russi, nuove armi e divisioni europee ridisegnano gli equilibri del conflitto ucraino

Il conflitto in Ucraina entra in una fase di forte tensione politica e militare, segnata da dichiarazioni aggressive, manovre diplomatiche parallele e scelte economiche destinate a incidere sugli equilibri futuri. Mentre Kiev lancia l’allarme su una possibile nuova offensiva russa, Mosca chiude a ogni tregua simbolica e ribadisce che, senza negoziati concreti, userà la forza per consolidare il controllo sui territori contesi.

Mosca respinge la tregua e irrigidisce le sue posizioni

La Russia ha respinto l’ipotesi di una tregua natalizia e ha ribadito il rifiuto di qualsiasi compromesso sul Donbass, escludendo anche la presenza di truppe Nato sul territorio ucraino. Il clima è rapidamente cambiato dopo il vertice di Berlino, che aveva alimentato timide speranze di dialogo. Da Mosca, invece, è arrivato un messaggio netto di chiusura, che rafforza l’idea di una strategia fondata sulla pressione militare piuttosto che sulla mediazione diplomatica.

Le parole di Putin e la minaccia dell’uso della forza

Nel corso di un intervento al ministero della Difesa, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che, in assenza di “negoziati concreti”, la Russia conquisterà i territori che considera propri “con mezzi militari”. Un’affermazione che ribadisce la linea dura del Cremlino e che si accompagna a un linguaggio sempre più aggressivo nei confronti dell’Occidente, accusato di aver cercato il collasso della Russia attraverso il conflitto ucraino.

Kiev lancia l’allarme su una nuova offensiva

Secondo quanto riferito dal comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrsky, Mosca avrebbe concentrato circa 710.000 militari pronti per un’operazione offensiva su larga scala. Nonostante le perdite subite, l’esercito russo continuerebbe a spingere su più fronti, in particolare nell’area di Pokrovsk. Kiev rivendica però successi locali, come il controllo di circa il 90% della città di Kupyansk, segno di un conflitto ancora fluido sul piano operativo.

Berlino e il nodo delle garanzie di sicurezza

Dalla Germania arrivano segnali di cautela. Il cancelliere federale Friedrich Merz ha escluso decisioni affrettate sull’invio di truppe, sottolineando la necessità di evitare errori già commessi nel 2014, quando l’Ucraina fu lasciata senza adeguate garanzie di sicurezza. Intanto, il portavoce del governo tedesco ha chiarito che le trattative non entreranno in una quiete natalizia, confermando un intenso lavoro diplomatico in corso, soprattutto con la mediazione statunitense.

Il ruolo degli Stati Uniti e le ipotesi di sanzioni

Secondo il New York Times, gli Stati Uniti e i loro alleati stanno lavorando a un piano di garanzie di sicurezza che prevede il rafforzamento dell’esercito ucraino, un maggiore ricorso all’intelligence americana e il possibile dispiegamento di truppe europee. Tuttavia, un cessate il fuoco completo appare lontano, anche perché la Russia non partecipa direttamente a questi colloqui. Parallelamente, come riportato da Bloomberg, Washington valuta nuove sanzioni contro il settore energetico russo, incluse misure contro la cosiddetta flotta ombra che trasporta il petrolio di Mosca.

Asset russi, l’Europa divisa e la mossa britannica

Sul fronte economico, l’Unione Europea discute l’utilizzo degli asset russi congelati, una scelta che divide gli Stati membri. L’Italia mantiene una posizione prudente, mentre il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha avvertito che Mosca risponderebbe “con la forza” a un simile passo. In controtendenza, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato il trasferimento a Kiev di 2,5 miliardi di sterline derivanti dagli interessi sui fondi congelati all’oligarca Roman Abramovich, aprendo anche alla possibilità di una confisca totale in caso di mancata collaborazione.

Escalation militare e nuovi sistemi d’arma

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l’annuncio di Vladimir Putin sull’entrata in servizio, entro fine anno, del sistema missilistico ipersonico Oreshnik. Un’arma a medio raggio, potenzialmente schierabile anche in Bielorussia, che rappresenta un ulteriore segnale di escalation e rafforza la dimensione strategica del confronto tra Russia e Occidente.


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17 Dicembre 2025
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