blozine l'editoriale dalla B alla Z

l'EDITORIALE continua su PANTA-REI

Torna a precedente

Guerra in Ucraina, trattative in bilico e la partita delle garanzie

Mosca chiude a truppe Nato in Ucraina e ribadisce la linea dura su Crimea e territori contesi

Guerra in Ucraina, trattative in bilico e la partita delle garanzie

Condividi

Zelensky all’Aja spinge su diplomazia e risarcimenti, mentre sul campo continuano attacchi e avanzate

L’aria è quella delle grandi giornate diplomatiche, in cui una frase può spostare equilibri e una parola fuori posto può riaccendere tutto. Tra dichiarazioni russe, missioni europee di Volodymyr Zelensky e segnali da Washington, torna a circolare una domanda semplice ma pesante: la guerra è davvero vicina a una svolta, oppure è solo un altro giro di retorica?

Mosca alza il muro sulla Nato e sui territori

Da Mosca arriva una posizione che suona come un confine tracciato con il pennarello indelebile. Il viceministro degli Esteri Sergej Ryabkov ha chiarito che la Russia non accetterebbe truppe Nato in Ucraina, nemmeno se inserite dentro formule di “garanzia di sicurezza” o dentro una coalizione internazionale. E sul tema più spinoso, quello dei territori contesi, la linea resta rigida: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea vengono descritti come non negoziabili, con una formula che taglia corto, “non possiamo assolutamente scendere a compromessi”.

Il paradosso delle parole, durezza pubblica e ottimismo di facciata

La parte curiosa è che, dentro lo stesso messaggio, compare anche un tono più “aperto” sul percorso diplomatico. Ryabkov parla di parti “sul punto” di arrivare a una soluzione, e aggiunge che la Russia sarebbe pronta a un accordo nel più breve tempo possibile. È una dinamica che si vede spesso in questi conflitti: si blinda tutto ciò che conta, ma si lascia uno spiraglio narrativo per tenere viva la trattativa e, magari, testare la reazione degli altri.

Washington e l’idea che il 90 per cento sia fatto

Dall’altra parte dell’Atlantico filtrano valutazioni che puntano alla stessa direzione, almeno a parole. Funzionari statunitensi citati in forma anonima parlano di un negoziato in cui “letteralmente il 90%” delle questioni sarebbe già risolto. Non è una percentuale che garantisce la pace, perché spesso il restante 10% coincide con i nodi più esplosivi, come confini, garanzie e status politico. Però è un segnale: qualcuno vuole far percepire che la finestra per un accordo è reale.

L’Europa tra garanzie, forza di pace e nervi scoperti

In Europa il tema centrale resta lo stesso: prima si parla di sicurezza, poi eventualmente di territori. La Francia, per voce dello staff del presidente Emmanuel Macron, insiste su garanzie solide come condizione per aprire qualunque discussione su cessioni territoriali. Nei Paesi Bassi, il premier ad interim Dick Schoof sottolinea che il sostegno degli Stati Uniti appare sufficientemente robusto per sostenere il tavolo negoziale e ribadisce un principio semplice, ma decisivo: sul Donbass decide Kiev, non le capitali straniere.

Politica interna olandese e frizioni sull’ingresso di Kiev

Non tutti, però, parlano la stessa lingua. Il leader olandese dell’ultradestra Geert Wilders ha scritto che l’Ucraina non dovrebbe mai entrare nell’Unione Europea o nella Nato, aggiungendo che le risorse andrebbero destinate al popolo olandese. È un promemoria utile: anche quando la diplomazia lavora su pace e sicurezza, la politica interna dei Paesi europei può diventare un freno, soprattutto su temi come aiuti, adesione e spesa pubblica.

Tra campo e tavolo, Kupyansk, Zaporizhzhia e il costo umano

Mentre si discute di accordi, sul terreno continuano i colpi. Media russi riportano che l’esercito avrebbe preso il controllo di Kupyansk, nell’area di Kharkiv, mentre da Zaporizhzhia arrivano notizie di un attacco con drone su un grattacielo, con incendio e feriti. Sono episodi che ricordano quanto la trattativa sia sempre appesa a una contraddizione: si può parlare di pace, ma intanto la guerra produce nuovi danni e nuove vittime.

Zelensky all’Aja, risarcimenti e memoria della guerra

La visita di Volodymyr Zelensky all’Aja si inserisce in una missione diplomatica fitta, tra Londra, Roma, Città del Vaticano e Berlino. In Olanda il focus non è solo politico, ma anche “giuridico” e simbolico: prende forma una commissione internazionale legata al Consiglio d’Europa per le richieste di risarcimento dei danni di guerra. Il lavoro si appoggia al registro dei danni avviato nel 2023, con decine di migliaia di segnalazioni già inserite, e apre una questione enorme, anche economicamente, su chi pagherà e con quali strumenti, compresi gli asset russi congelati.


Condividi

16 Dicembre 2025
© team icoe, editoriale blozine
https://blozine.it/home.do?key=1765878299&dettagli=guerra-in-ucraina-sfide-territoriali
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

l'EDITORIALE continua su PANTA-REI


Precedente

spazio sponsor unico
qrcode
LANGUAGE

gruppo mediterranea

© blozine, l'editoriale dalla B alla Z della www.icoe.it. Tutti i diritti sono riservati.