A Genova cresce la tensione attorno al futuro dell’ex Ilva, mentre i lavoratori scelgono di alzare la voce e far sentire la propria presenza. Una protesta netta, decisa, che nasce dal timore di un progressivo smantellamento degli impianti del nord e dall’ipotesi di un massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria.
Una mobilitazione che parte dallo stabilimento
L’assemblea convocata dai lavoratori è durata pochissimo. Il tempo di confrontarsi, capire la gravità della situazione e decidere insieme la strada da intraprendere: occupare lo stabilimento e avviare una mobilitazione permanente. Una scelta forte, che riflette l’insofferenza verso un piano industriale percepito come penalizzante per migliaia di famiglie.
Il corteo verso Cornigliano
Dopo la decisione, i lavoratori si sono messi in movimento con i mezzi di lavoro, formando un corteo diretto alla stazione ferroviaria di Genova Cornigliano. Qui è stato annunciato un presidio a oltranza, simbolo della volontà di resistere finché non ci saranno risposte chiare e concrete sul destino dell’impianto.
Il nodo degli impianti del nord
A preoccupare maggiormente è il rischio concreto che gli impianti del nord possano essere fermati, riducendo ulteriormente la capacità produttiva e mettendo in discussione la continuità occupazionale. Per molti lavoratori, l’impressione è che si stia andando verso un indebolimento progressivo del settore, con conseguenze pesanti per i territori coinvolti.
Cassa integrazione straordinaria, numeri che allarmano
Il piano che circola in queste settimane parla di un aumento della cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 6.000 unità. Una cifra enorme, che rappresenta non solo un impatto economico per migliaia di famiglie, ma anche un segnale della crisi profonda che sta attraversando l’azienda. I rappresentanti sindacali lo definiscono un passaggio inaccettabile e chiedono un confronto immediato con il governo e la proprietà.
L’allarme dei sindacati a Genova
Secondo i sindacati, a Genova sarebbero a rischio almeno mille posti di lavoro. Un dato che conferma la delicatezza del momento e la necessità di interventi tempestivi. Le organizzazioni dei lavoratori sottolineano l’urgenza di un piano industriale credibile, capace di garantire occupazione, continuità produttiva e sicurezza degli impianti.
Una vertenza che non riguarda solo Genova
La protesta genovese è un tassello di una situazione più ampia che coinvolge altri siti produttivi e territori. La vicenda dell’ex Ilva continua a essere uno dei nodi industriali più complessi del Paese, dove si intrecciano scelte strategiche, responsabilità politiche e il destino di migliaia di persone. La mobilitazione dei lavoratori, dunque, è destinata a restare al centro del dibattito nazionale.
19 Novembre 2025
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